[cpa-news] La ragnatela dell'Impero - sabato incontro con Eva Golinger]

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Mer 8 Apr 2009 13:37:51 CEST


Sabato 11 aprile alle ore 18 al Cpa Firenze sud in via di Villamagna 27/a

Incontro con Eva Golinger

Scrittrice ed attivista di New York

in Italia per presentare il suo ultimo libro, “La Ragnatela dell’Impero”,
sugli interventi degli Stati Uniti 

e dell’Unione europea contro le rivoluzioni latino americane.

Nell’anniversario del tentato golpe del 2002 contro Chavez in Venezuela

L’autrice ci racconta le trame della CIA e delle agenzie europee 

contro i governi progressisti dell’America Latina

A seguire un recente articolo di Eva su Obama e L'America Latina

L’Offensiva di Obama in America Latina

http://www.aporrea.org/tiburon/a75324.html
di  Eva Golinger 
31/03/09 

 “Non toglieremo l’embargo a Cuba”, ha affermato il Vicepresidente degli USA Joseph Biden durante la sua partecipazione nel primo tentativo pubblico dell’amministrazione di Barack Obama di marcare una linea di divisione nelle Americhe. La erroneamente definita “Riunione dei Leaders Progressisti”, iniziativa proposta dal governo di Obama la settimana passata in Cile, ha avuto come obiettivo marcare la “differenza” tra i paesi come Argentina, Brasile, Chile ed Uruguay, dove governano leaders di centro-sinistra, e paesi come Bolivia, Ecuador e Venezuela, dove cresce la sinistra socialista. L’uso del termine “progressista” per classificare i leaders dei paesi partecipanti a questa riunione è stato un palese tentativo di identificare queste nazioni con il governo democratico di Washington, già che la sinistra negli USA ha cessato di esistere negli anni settanta e nacquero al suo posto i “progressisti”. L’utilizzo della parola “progresso” è una frode che tenta di invocare sentimenti positivi in coloro che si identificano con quella ala politica negli USA. Alla fine, le sue politiche non sono di sinistra e non sono nemmeno focalizzate sul progresso sociale, ma solo nell’economico e nell’avanzamento del “libero mercato”.   

Così ha dimostrato la segretaria di Stato Hillary Clinton in una intervista al canale di televisione ispano-statunitense, Univision, il 30 marzo, quando dichiarò che il governo di Obama “…crede che è nell’interesse del Venezuela promuovere una economia di libero mercato e non cadere nelle politiche del passato quando si appropriarono delle compagnie e dei commerci per vederli poi fracassare…” questo detto dalla portavoce della diplomazia del paese che ha appena investito circa un trilione di dollari per salvare banche ed imprese di assicurazioni fallite dovuto proprio al fallimento del sistema capitalista del libero mercato. La Clinton non ha mancato di riferirsi al presidente Chavez anche direttamente, continuando il discorso aggressivo ed ostile verso il paese sudamericano, “Ovviamente abbiamo molti problemi con il presidente Chavez ed il modo di come sta maltrattando il popolo venezuelano. Il modo di come tratta i suoi vicini. La sua attitudine generale nella politica interna ed internazionale non crediamo che faccia gli interessi di nessuno…” 

Questo tipo di dichiarazioni non è diverso dal veleno sputato da parte di Condoleeza Rice e dagli altri alti funzionari del governo di Bush durante gli ultimi cinque anni. Visto da questa stessa posizione ci si potrebbe domandare: dov’è il cambiamento?  

Il prezioso cambio di Obama non ha nulla a che vedere con la rivalutazione o la modifica delle politiche di Washington verso l’America Latina. Piuttosto, per le azioni e le dichiarazioni realizzate durante i suoi primi cento giorni di governo, si evidenzia una continuazione delle politiche di Bush, che sono semplicemente le politiche imperiali dei grandi interessi internazionali. Si dovrà quindi chiedersi: perché paesi come Argentina, Brasile ed Uruguay si sono prestati al gioco di Washington nel suo tentativo di rallentare l’unità latinoamericana? Il Cile come paese anfitrione della “Riunione dei Leaders   Progressisti”, non sorprende, già che la presidente Bachelet ha continuato sfacciatamente con le politiche neoliberali iniziate durante la dittatura di Pinochet. Nemmeno chiama l’attenzione che il Brasile con il presidente Lula in prima linea, continui avvicinandosi a Washington. Ha fatto lo stesso con Bush, ed adesso lo fa con Obama a maggior ragione. I rappresentanti di Washington si eccitano al solo vedere Lula mentre compie la propria agenda e presentandosi come il grande “mediatore” tra l’impero ed il bastione del cambiamento nell’Amerca Latina.    

Ma Argentina ed Uruguay, anche se i suoi  leaders non hanno implementato politiche tanto socialiste come i suoi vicini Bolivia e Venezuela, comunque sono stati presenti in quasi tutte le iniziative di integrazione sudamericana durante gli ultimi anni. Ed hanno dato segno del proprio desiderio di conquistare un reale “progresso”, un sincero avanzamento sociale come in Venezuela, e non come la politica panfletaria di Washington che parla sempre bene su ciò che è una democrazia e un buono stile di vita e dopo fa tutto il possibile affinché mai si conquisti. Il Venezuela tanto generosamente ha comprato gran parte del debito argentino, cercando di alleviare la grave situazione economica del paese meridionale causata proprio dalla stretta relazione di dipendenza con gli USA e le istituzioni finanziarie internazionali. Per questo muove curiosità vedere il Presidente Cristina Fernandez riunita con il Vicepresidente Joe Biden conversando sul ruolo attivo che Washington vorrebbe che avessero i paesi sudamericani in organizzazioni come la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale.   

Ovviamente il governo di Obama è preoccupato per la perdita di dominazione degli USA nella regione e sta cercando disperatamente come recuperarla. Con iniziative come la Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA), la UNASUR, il Banco del Sud, ed altre promosse dal Venezuela e ben accette dalla maggioranza dei paesi latinoamericani, la dipendenza dal nord è diminuita e Washington sta diventando un demonio del passato. Quindi perché questi paesi credono che un suo resuscitare beneficerà la regione? O sarà che semplicemente non hanno il coraggio di rompere queste ultime catene imperiali che continuano ad asfissiare i loro popoli? La prossima Riunione delle Americhe che presto si realizzerà a Trinidad in Aprile sarà uno scenario per comprovare – faccia a faccia – la direzione che realmente stanno prendendo i leaderes della regione. Avranno il coraggio questi paesi “progressisti” di mostrare la propria solidarietà e lealtà con Venezuela, Bolivia, Ecuador e Cuba di fronte alla presenza di Obama? O si inginocchieranno di fronte alla nuova faccia dell’impero che pare stia convincendoli delle sue “buone intenzioni”? Quello che è sicuro è che il Venezuela ed i suo fratelli dell’ALBA manterranno la propria posizione ferma contro l’imperialismo ed il capitalismo e non si lasceranno ingannare dai gesti insinceri e manipolatori di Washington e la sua faccia perfetta.        


[trad. Ciro Brescia]

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